LA SCUOLA ADOTTA UN MONUMENTO – Scuola Primaria 205° C.D. a. s. 2019/2020

LA SCUOLA ADOTTA UN MONUMENTO

a.s. 2019-2020

“Acqua: Anima della Villa Claudia”

Anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, il 205° Circolo Didattico ha partecipato
all’iniziativa del Progetto “La scuola adotta un monumento”, la quale, mediante un lavoro in aula e fuori dell’aula, ha consentito ai bambini coinvolti di essere in contatto e di dialogare con la ricchezza più importante che hanno ereditato: il proprio territorio.

Acqua: Anima della Villa Claudia
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Referente Simona Piacentini
Docenti e alunni
coinvolti
 5^ A (19 alunni): Irene Ghezzo, Alessandra Peschiaroli.
 5^ B (21 alunni): Annarita Capozzi, Alessandra Peschiaroli.
 5^ C (20 alunni): Bianca Catarci, Rossana Romanelli.
 5^ D-E (41 alunni): Simona Piacentini, Anna Valeria Capuano,
Mariafelicia Zaccaria, Maria Lauretana Fava.
Tecnico per le
riprese e montaggio
Franco Bernardini ( Associazione Saving Anguillara)

L’adozione da parte delle classi quinte del monumentale complesso archeologico della Villa Romana dell’Acqua Claudia, una villa a struttura curvilinea di età Tardo- Repubblicana, realizzata probabilmente tra il 40 e il 30 a.C., la quale costituisce uno dei beni di maggior pregio presenti sul territorio del lago di Bracciano, è stato un modo per permettere ai bambini di prendere coscienza non  solo dello splendore che il proprio territorio ricopriva nel passato, ma anche per porre l’attenzione sul profondo rispetto che l’uomo aveva per il mondo naturale in cui viveva e del quale non era un semplice fruitore, ma parte integrante ed artefice dello sviluppo.

Oggi, a causa dell’emergenza idrica, che ha interessato il nostro lago ed il suo comprensorio, questo rapporto di perfetto equilibrio tra uomo e natura è venuto meno…… allora l’osservazione della progettazione di questa villa romana, dove l’acqua assume importanza sia per le proprietà estetiche che per i valori legati alla salute dell’individuo ed al rispetto del territorio, può aiutare le nuove generazioni ad adottare uno stile di vita più in armonia con il delicatissimo equilibrio che governa ogni ecosistema, nel quale tutto è strettamente correlato.

Nella storia narrata, l’elemento fantastico che rompe il perfetto equilibrio tra Uomo e Natura è il mostro a tre teste, Alcea, il quale, nutrendosi delle acque del lago, compromette in maniera determinante l’ecosistema lacustre, provocandone il depauperamento delle risorse idriche.


Nel percorso didattico seguito, gli alunni hanno potuto sviluppare, grazie alla guida di esperti appartenenti ad Associazioni Culturali operanti sul territorio (“Antica Clodia”, “Parco
Archeologico Naturalistico dell’Acqua Claudia”, “Saving Anguillara”) e in accordo con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma – la
Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, conoscenze approfondite sul complesso archeologico (aspetti architettonici, storici, funzione di edifici, aspetti di vita economica e sociale), nonché competenze ed abilità specifiche nel campo della ricerca.
I risultati ottenuti sono stati particolarmente stimolanti e proficui. Attraverso un lavoro sinergico ed interdisciplinare, in aula e fuori dall’aula, cinque classi (101 alunni) hanno lavorato con passione e curiosità portando avanti, nel corso dell’anno scolastico, diverse attività: brani di tipo descrittivo, testi narrativi (racconti storici), lavori grafico-pittorici, schede per la raccolta di dati, foto e riprese video.

Cenni storici

La Villa Romana dell’Acqua Claudia è una delle rovine di età romana più importante della zona, è uno dei primi esempi di architettura curvilinea. Di età Tardo-Repubblicana, fu realizzata probabilmente tra il 40 e il 30 a.C. L’edificio, realizzato “in opus quasi reticulatum” (struttura muraria a cubetti di selce), è costruito su tre livelli lungo il fianco di una collina.

Il pianterreno è formato da una grande esedra, un semicerchio contornato da nicchie fenestrate, abbellite probabilmente da grandi anfore. Ai lati vi erano due fontane scenografiche, i ninfei, i quali producevano zampilli, piccole cascate, giochi d’acqua. Nel piano superiore, invece, vi erano gli ambienti residenziali veri e propri, mentre il seminterrato racchiudeva gli ambienti di servizio. Gli impianti termali, di servizio, i ninfei e le fontane della domus erano alimentati, attraverso una fitta rete di cunicoli, dall’acqua, proveniente da una grande cisterna rotonda, situata nel punto più alto del terreno. Staccati dagli ambienti residenziali vi erano le stalle, i granai, i magazzini ed i luoghi di
lavorazione delle materie prime. Vi era anche un tempio dedicato a Mitra, divinità indo-iranica; il culto venne portato a Roma dalle truppe di Pompeo di ritorno dall’Oriente. Poco distante dalla domus è visibile un tratto del diverticolo stradale (fatto di basoli scuri e largo non più di due metri), che conduceva alla via consolare Clodia.


Quest’ultima, realizzata tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C., era una via importantissima, perché permise di collegare Roma con i territori dell’Etruria nord occidentale e, quindi, favorì lo sviluppo rurale ed abitativo di quelle zone.